Allattamento artificiale e sensi di colpa

Lo so, è la terza volta che tocco l’argomento “latte formulato” ma oggi vorrei parlare con voi di un
altro aspetto: allattamento artificiale e sensi di colpa.

Perché si, care le mie mamme, nel 2018 siamo ancora a classificare – o peggio, giudicare – le mamme
in base a come allattano il PROPRIO figlio. O, vi dirò di più, siamo spesso volte noi stesse a sentirci
sbagliate quando decidiamo di nutrire nostro figlio con del latte formulato.

Ma davvero pensate che è il tipo di allattamento che fa di una madre un’ottima madre?

Meglio del latte di mamma non c’è nulla: su questo nessuno ha dubbi. Lo conferma la scienza in
maniera univoca, lo sanno le mamme e lo ribadiscono tutti i pediatri. Il latte materno è
la forma nutritiva perfetta per il neonato.

Lo ha più volte spiegato l’Organizzazione Mondiale della Sanità, raccomandando l’allattamento al
seno esclusivo per almeno i primi 6 mesi di vita e comunque il più a lungo possibile, secondo
il desiderio di mamma e bimbo e lo abbiamo imparato bene anche ascoltando il pediatra che
abbiamo incontrato all’interno del progetto. Questo perché garantisce una quantità di nutrienti
ottimale, fornendo in ogni momento della vita del bambino tutti i nutrienti nella giusta proporzione
e secondo le esigenze del piccolo.

Fino almeno al sesto mese svolge un ruolo da protagonista nell’alimentazione del bambino e
successivamente deve essere accompagnato con altri alimenti per soddisfare gli aumentati
fabbisogni che il solo latte non può più garantire.

Un bambino, però, non si nutre di solo latte. Un bimbo ha bisogno – per crescere – di amore, di
coccole, di carezze, di attenzioni, di parole dolci. È questo che, per me, fa la differenza. Raramente
vedo bimbi sereni che hanno mamme stressate/infelici e non è giusto che lo siano solo perché non
possono allattare.

Io: allattamento artificiale e sensi di colpa.

Da neonata non ho potuto prendere il latte materno… eppure ho 37 anni, sono cresciuta lo stesso.
Quando aspettavo Topolina ho sperato con tutte le forze che non nascesse “come me” sotto
l’aspetto cibo e dover penare come mia madre ha fatto con me.

Quando è nata non vedevo l’ora di attaccarla al seno, così è stato, anche se con
qualche difficoltà superate grazie ad una valida ostetrica. Nonostante questo, ho allattato con
l’aggiunta, poco più di sei mesi poi non l’ha più voluto.

Mi sono sentita in colpa, pensavo di perdere quel rapporto speciale che avevamo. Naturalmente,
non è stato così, anzi…ancora adesso, come dice mio marito, siamo lo scoglio e la cozza. L’ho vissuta
come un fallimento, come un “non basto”.

Ricordo ancora adesso la sensazione che ho provato quando il pediatra mi disse che, per lui, era
meglio aggiungere pochi grammi di latte artificiale. Mi sono salite le lacrime agli occhi. Ho pensato
che stavo perdendo anche il mio “lavoro” di mamma. Si, gli ormoni fanno brutti scherzi.
Con Pallina, come vi ho già detto, ho allattato ancora meno a causa del bruciore di stomaco prima e
dei rigurgiti poi. Con lei l’ho vissuta diversamente. Sapevo che non sarei stata meno madre.

Ma cosa fare se la mamma non può allattare?

Nessuna colpa. L’unico segreto è fare le scelte giuste, a partire proprio dal latte che è l’alimento
principe nei primi anni di vita. Il latte vaccino, cha un contenuto di proteine triplo rispetto al latte
materno ed è povero di ferro, vitamina D e fibre, non è infatti indicato per i neonati e i lattanti e, in
ogni caso, è sconsigliato prima dei 12 mesi, come indicato dall’OMS.

Un atteggiamento ancora più prudente suggerisce di rimandare l’introduzione del latte vaccino dopo
i 36 mesi. Essere una buona madre significa anche fare delle scelte accurate per il proprio bambino.
A seconda delle esigenze del bambino e sempre seguendo il parere del pediatra è quindi
fondamentale scegliere il latte adatto a lui.

La gamma Mellin include diversi prodotti, ognuno con proprie peculiarità e adatto a differenti
bisogni, ve ne ho già parlato qui, vi lascio solo un promemoria:

  • Latte Crescita 3: latte formulato adatto al bambino a partire dal 12° mese di vita, con l’aggiunta di
    ferro che contribuisce al normale sviluppo cognitivo. Ogni tazza di latte da 250 ml apporta circa il
    40% di ferro dell’assunzione adeguata giornaliera. (Riferimento ai LARN 2014)
  • Latte Crescita 3 Con Fibre: latte formulato per bambini da 1 a 3 anni che garantisce tutti i benefici
    del Latte Crescita e aiuta ad integrare la dieta con fibre, ferro, calcio, vitamina D. Ogni tazza da 250
    ml apporta circa il 30% di fibre dell’assunzione adeguata giornaliera. (LARN 2014: assunzione adeguata
    giornaliera per un bambino di 2 anni)
  • Latte Crescita 4: latte formulato adatto al bambino dal 2° al 3° anno di vita, arricchito di calcio e
    vitamina D, importanti per il sano sviluppo di ossa e denti.

Tutti i prodotti della gamma nascono dall’esperienza PreciNutri, l’esclusivo programma sviluppato da
Mellin, che ambisce alla Precisione Nutrizionale per rispondere alle esigenze specifiche di crescita del
bambino.

E voi cosa mi raccontate delle vostre “esperienze di latte”?